Il Triathlon come stile di vita… non dimenticando le lasagne! Intervista a Matteo Mariani

Si dice che la vita sia un viaggio e che durante i viaggi possa capitare di smarrirsi: alla fine però, quello che conta è ritrovarsi. Succede anche ai migliori!

Come non ricordare Dante, che smarritosi in una Selva Oscura, ebbe poi la fortuna di incontrare Virgilio e Beatrice che lo guidarono in un percorso di purificazione e redenzione. La stessa cosa è capitata a Matteo Mariani che, anche se meno famoso di Dante, si era perso ma poi ha incontrato nel suo cammino la Polisportiva Moving e Giovanni Brattoli (anche loro meno famosi di Virgilio e Beatrice per essere onesti…).

Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e per farci raccontare la sua esperienza.

PG: Partiamo dalle basi. Ci hai raccontato di aver iniziato con la corsa e poi con il triathlon circa 15 anni fa, in concomitanza con l’inizio della tua carriera lavorativa. Che tipo di rapporto avevi con lo sport prima di quel momento?

Matteo: Guarda, a dire il vero, non ho mai avuto un vero passato da sportivo. Ero più il tipo che ha sempre dedicato la vita allo studio. Lo sport era un po’ relegato a qualche abbonamento saltuario in palestra, niente di serio o costante. Era più un “ci provo quando ho tempo”, senza un reale impegno.

PG: E poi è arrivata la svolta, o meglio, la Polisportiva Moving. Ci hai detto che circa tre anni fa, qualcosa è scattato nella tua testa. Puoi spiegarci meglio cosa è successo?

Matteo: Quando sono arrivato alla Moving, tre anni fa, è stato un vero e proprio click. Ho iniziato a vedere lo sport non più come un semplice passatempo, qualcosa da fare tanto per fare, ma come una vera e propria passione. Ho sentito l’esigenza di prendere la cosa sul serio, di investire su me stesso, e da lì ho deciso di farmi seguire professionalmente da Giovanni Brattoli.

PG: Qual era la tua condizione psicofisica in quel momento, tre anni fa, prima di iniziare questo percorso più strutturato?

Matteo: Diciamo che la situazione non era delle migliori, onestamente. Pesavo 98 kg, avevo chiuso una maratona in 4 ore e 22 minuti, e le gare di triathlon o i mezzi Ironman le concludevo attorno alle 6 ore. E il tutto, ti dirò, distruggendo ginocchia, fisico e spirito. Arrivavo al traguardo a pezzi, senza godermi nulla. Era un macello.

PG: Ci hai parlato di allenamenti, nutrizione e costanza. Quanto è stato difficile mantenere questa disciplina e quali sono stati i cambiamenti più significativi?

Matteo: È stato un lavoro duro ma la costanza ha ripagato. Mi sono messo davvero sotto seguendo quasi alla lettera i programmi di Gio. E i risultati sono stati incredibili. Ho perso quasi 30 kg, ho migliorato i miei personali su ogni distanza e, cosa ancora più importante per me, ho iniziato a godermi l’arrivo di ogni gara. Non mi trascino più oltre il traguardo, ma vivo l’emozione di ogni singolo arrivo.

PG: Hai menzionato anche il ruolo del gruppo della Polisportiva Moving e un “click mentale” riguardo al tuo rapporto con il cibo. Ci racconti di più su questi aspetti?

Matteo: Il gruppo della Moving ha avuto un ruolo fondamentale. L’ambiente che si è creato è davvero stimolante, ci si supporta a vicenda, ci si spinge a dare il massimo. E poi c’è stato quel “click mentale” sul cibo, che forse è la parte più divertente. Prima pensavo: “faccio sport per mangiarmi una lasagna”. Adesso, il pensiero è passato a: “faccio sport molto meglio per mangiarmi due lasagne!”. È un modo scherzoso per dire che ho imparato a bilanciare la mia passione per lo sport con il piacere del buon cibo, senza sensi di colpa e con una consapevolezza maggiore. È una libertà che prima non avevo.

PG: Una prospettiva decisamente più sana e sostenibile! Cosa diresti a chi, magari, si trova nella tua situazione di tre anni fa e sta pensando di intraprendere un percorso simile?

Matteo: Direi di non avere paura di iniziare. Di trovare un ambiente che ti stimoli, come ho trovato io con la Moving. E di affidarsi a professionisti, perché il fai da te, in alcuni casi, può portare a frustrazione e infortuni. Ma soprattutto, direi di non arrendersi e di capire che lo sport può diventare una vera passione, non solo un dovere. E quando diventa passione, i risultati arrivano, e ti godi ogni singolo passo del percorso.

PG: Grazie mille, Matteo, per aver condiviso la tua esperienza con tanta sincerità e passione. È stato un vero piacere! In bocca al lupo per le prossime imprese!

Matteo: Grazie a voi! È stato un piacere anche per me.

Se l'articolo ti è piaciuto condividilo sui social!